Sommario
· Editoriale: Un’altra occasione perduta
C. BIANCHI
· Utilizzo della collana di fibrina nel trattamento dello pterigio con autotrapianto congiuntivale
V.F. MONTARULI, P. FAGGELLA, A.F. DIMASTROGIOVANNI
· Trattamento precoce delle endoftalmiti acute
G. VECCHIONE, G. REALE
· Impianto di lente Akreos AO MI-60 con micro
incisione corneale di 1,6 mm.
Nostra esperienza 34
F. NAPOLITANO, A. SENESE
· Il distacco di retina subclinico 42
S. ZUCCARINI, F.G. PUCE, A. CRISÀ, L. BORGIOLI,
M. BORGIOLI
POLITICA ED ECONOMIA SANITARIA
· La ECM cambia volto
· L’intervento di cataratta nella Floppy Iris Syndrome: microincisione versustecnica tradizionale
S.DELLA MAGGIORE, P. MARTINELLI, A. MANNINI
S. TRIVELLA, F. MOLINO
· Tecniche di ringiovanimento del volto:
blefaroplastica e lipofilling
S. MARIANELLI, C. CANTINI
· FOLLOW-UP XXIX incontro
(a cura di A. Rapisarda, O. Correnti,
L. Rapisarda)
· NEWS (a cura di V. Picardo)
Rassegna della letteratura
Calendario corsi e congressi
Imaging
Editoriale
L’occasione sembrava proprio quella buona. Da un bel po’ di tempo, e mi si dia atto di essere stato uno dei primi a farlo notare, gli Editoriali di Viscochirurgia non sono propriamente un inno alla gioia. Pare che siano molto seguiti; non pochi colleghi si complimentano; bontà loro, alcuni addirittura vorrebbero trovare il modo di farli arrivare sui media che contano. Io ringrazio, ma sicuramente continuare a scrivere che “Gli è tutto sbagliato, gli è tutto da rifare!”, di bartaliana memoria, per ogni argomento di attualità e di una certa importanza (almeno nel nostro piccolo mondo), lascia molto l’amaro in bocca. Ragion per cui, quando leggo che la Signora Ministra Turco ha insediato una apposita Commissione per la Ricerca Scientifica, dico a me stesso: “Beh, qualcosa comincia a muoversi nella giusta direzione, dai che forse è la volta buona. Magari riesce a farsi perdonare di aver messo a fare il Sottosegretario alla Sanità un brav’uomo che però ha come tutto titolo di merito di essere stato sindacalista alla Philips”. Da buon dilettante di giornalismo, applico la regola numero uno della professione “Documentarsi!” e vado a leggermi il comunicato n.232 del Ministero della Salute, pubblicato in data 5 settembre u.s. “Il Ministro della Salute Livia Turco ha insediato oggi la nuova Commissione Nazionale della Ricerca sanitaria. La Commissione è costituita da 30 membri, di cui 15 nominati dal Ministero della Salute e 15 dalla Conferenza Stato Regioni. La Commissione è presieduta dal Ministro della Salute e ha come Vice Presidente il Prof. Alessandro Liberati. La Commissione si articola in un Comitato di presidenza, una Assemblea Generale e in un Ufficio di Segreteria e ha tra i suoi compiti l’elaborazione del programma di ricerca sanitaria e le iniziative da inserire nella programmazione della ricerca scientifica nazionale, e nei programmi di ricerca internazionali e comunitari; la definizione dei criteri di selezione dei progetti di ricerca che dovranno essere successivamente valutati da esperti italiani e stranieri secondo il metodo della “peer review” dove necessario ed appropriato, integrato con lo strumento della “study session”; il monitoraggio delle iniziative di ricerca sanitaria avviate nonché la valutazione e la diffusione dei risultati. La Commissione esprime, inoltre, pareri su progetti di ricerca finalizzati che vengono proposti direttamente dal Presidente in merito ad argomenti di particolare rilevanza , corredati da adeguata documentazione, riferiti all’attuazione del Piano Sanitario Nazionale e in ordine all’istituzione, al coordinamento ed al monitoraggio delle reti di eccellenza di cui all’art. 43 legge 3/2003; essa, inoltre, promuove iniziative volte a garantire sinergie con soggetti pubblici e privati che finanziano la ricerca biomedica e sanitaria in Italia.”Qui per me comincia subito una strada in salita. Sarà per la mia viscerale avversione per le ideologie, i dogmi e le verità imposte dall’altro, sarà perché ho un pessimo carattere, a me frasi come “ha tra i suoi compiti l’elaborazione del programma di ricerca sanitaria e le iniziative da inserire nella programmazione della ricerca scientifica nazionale, e nei programmi di ricerca internazionali e comunitari” ricordano quando al liceo ci facevano commentare gli articoli dei giornali, e toccava a “L’Unità”, che riportava e magnificava i piani quinquennali del PCUS di Malenkov e Beria. E mi viene subito, oltre ad un certo fastidio, il sospetto che anche questa volta si stia soltanto assemblando l’ennesimo, inutile, succhiasoldi carrozzone di Stato. Abbiamo imparato sulla nostra pelle che strombazzare termini come “peer” review” e “study session” ormai è solo un abusato cache sex per infinocchiare i gonzi. Il fastidioso malessere è aumentato dal fatto che, nel comunicato del Ministero, non si trova il benché minimo cenno a nuove risorse economiche, o a nuove vie per procurarsele. Per l’esattezza, si parla di “promuove iniziative volte a garantire sinergie con soggetti pubblici e privati che finanziano la ricerca biomedica e sanitaria in Italia”, circonlocuzione arzigogolata per non dire brutalmente che, se a qualcuno viene in mente di finanziare qualche ricerca, la Commissione farà di tutto per metterci il becco. Poiché girando per il mondo ho imparato che senza soldi non si fa niente di nuovo, men che meno la ricerca, il sospetto prende forma.Sentendo serpeggiare sotto pelle una sempre più corposa sfiducia, per non dire disappunto, d’impulso vado all’allegato elenco dei componenti di questa neo-insediata Commissione, con un residuo filo di speranza: soldi niente, idee poche ma confuse, però magari l’italica stirpe supplisce alle manchevolezze materiali con il genio, di cui notoriamente siamo ricchi. Bah. Anzitutto, in ossequio alla new wave sanitaria del nostro Paese, per cui metà dei soldi se li prende il Ministero, metà se li prendono le Regioni, e quello che resta lo prendono i mutuati, la prima cosa che salta all’occhio è la composizione della Commissione (30 membri, di cui 15 di nomina regionale e 15 motu proprio della Ministra). Come incipit per una commissione scientifica, non c’è male. Dopo la finanza creativa, abbiamo la ricerca creativa: un modo originale di applicare il concetto di peer review e di study session. Nomi noti, in senso strettamente scientifico, pochi o nessuno. Il Vice Presidente, che poi farà il Presidente di fatto, (in quanto la carica di Presidente se l’è presa la Ministra, che sarà ovviamente sempre indaffarata a tagliare nastri e a immergersi in bagni di folla sindacal-popolari; un po’ quello che succede al Consiglio Superiore della Magistratura, che ha il bene di vedere la faccia del suo Presidente, il Capo dello Stato, solo in occasione dell’inaugurazione dell’attività annuale) è il Prof. Liberati, che ben conosciamo. Liberati è stato infatti un po’ di anni fa apprezzato docente in alcuni corsi di statistica e di come si scrive un lavoro scientifico, cui hanno partecipato diversi oculisti. In linea di principio, quindi, nulla da eccepire che faccia parte di questa Commissione. Siccome però lo abbiamo conosciuto anche in un'altra veste, che è quella di un politico partigiano, intransigente ed estremamente ideologizzato (molto esemplificativa la sua presa di posizione sul cosa intende per conflitto di interesse, esplicitata durante una istruttiva riunione della FISM, sintetizzabile nella conclusione del suo excursus “L’industria va buttata fuori dalla attività ECM!”), mi va molto stretto che sia stata affidata a lui la bacchetta magica che apre e chiude le porte della ricerca scientifica in Italia. Ma mi sa che dobbiamo chinare il capo al volere dei potenti. Per trovare almeno un contentino, cerco se tra gli eletti ci sia qualcuno che abbia un qualche merito oculistico, ma non trovo nessun nome né di oculisti né di qualche luminare della ricerca che sia vicino alla nostra specialità. Sempre più inupito, comincio a consultare Medline per vedere cosa hanno fatto di bello nella vita questi eletti per essere messi a promotori e giudici della ricerca scientifica in Italia, e qui scopro un piccolo vaso di Pandora. Anzitutto, non è vero che non abbiamo alleati o amici in questa novella Commissione. Dobbiamo essere grati alla Regione Veneto, e al suo Governatore Galan, di aver nominato il Dr. Giampiero Rupolo a rappresentarla. Attualmente il Dr. Rupolo ricopre la carica di Dirigente Regionale alla Direzione Piani e Programmi Socio- Sanitari, carica di cui ho qualche difficoltà a vedere un nesso stretto con la Ricerca Scientifica, e dalla consultazione di Medline non risulta avere acquisito una corposa esperienza nel campo della ricerca scientifica. Alla voce Rupolo G e GP, corrispondono 16 voci di cui 4 in lingua italiana e quindi non valutabili come IF. Però, a merito del Dr. Rupolo stanno ben 4 lavori in campo oftalmologico. Premesso che questo collega sembra essersi occupato (come ho detto, chiedo venia se si tratta di un’omonimia) quasi esclusivamente di risvolti psicologici delle malattie in vari campi, ha pubblicato tre lavori sull’influenza dello stress psicologico nella miopia e un lavoro, con la scuola di Secchi, sull’approccio psicosomatico alle uveiti anteriori. Questo ultimo lavoro è un po’ datato (1987), ma pubblicato su un’ottima rivista, l’AJO. Vi pare poco? Nessuno è mai contento, ma secondo me faremmo bene a tenerci caro il Dr. Rupolo perché è l’unico in quella Commissione che sa che esiste l’Oculistica. Speriamo solo che, oltre alla sua beneamata psicosomatica, si ricordi che noi possiamo fare ricerca anche in campo di diagnostica, di terapia medica e chirurgica e tante altre belle cose ancora. Un poco colpito però dal fatto che una Regione importante come il Veneto abbia scelto un funzionario con poco back ground di ricerca a rappresentarla, pieno di curiosità e speranza sono andato a controllare chi era stato designato a rappresentare la Lombardia, la mia Regione, la Baviera d’Italia, il motore economico della Nazione e bla bla bla. Incidentalmente, la Lombardia ha dato al Paese negli ultimi dieci anni ben due Ministri della Sanità, che, inciso nell’inciso, un back ground scientifico sulle spalle ce l’hanno e come; basti ricordare che Veronesi, dopo essere stato una delle colonne portanti dell’Istituto dei Tumori di Milano, ha fondato e dirige l’Istituto Europeo di Oncologia, mentre Sirchia ha ideato e strutturato il Nord Italia Transplant. Bene, la Lombardia ed il suo Governatore Formigoni, definito dai media ultrasensibile a tutte le problematiche sanitarie, specie nel loro risvolto economico, ha nominato la D.ssa Caterina Tridico, Dirigente Responsabile della Unità Organizzativa Programmazione e Sviluppo Piani della suddetta Regione. Back ground di ricerca? Non risulta alcuna pubblicazione con questo nome su Medline. E a questo punto mi cascano proprio le braccia. Tento un’ultima carta e, fiducioso nell’eredità di efficienza e professionalità lasciate alla pubblica amministrazione dal dominio austro-ungarico, vado a vedere quali sono i quarti di nobiltà del Prof. Karl Kob, Dirigente Medico della Provincia autonoma di Bolzano e rappresentante delle Provincie Autonome di Trento e Bolzano. Il Prof. Kob sta un po’ meglio della D.ssa Tridico, ma sicuramente peggio del Dr. Rupolo, in quanto ha partecipato alla stesura di due lavori riportati su Medline, di cui uno però del 1965, per cui sorge il sospetto che potrebbe essere di un suo parente (padre o zio), avente le stesse iniziali. Inoltre, il secondo lavoro (2003) è in condominio con una cinquantina di altri Autori, in quanto riguarda uno studio epidemiologico sulle infezioni ospedaliere esteso a tutta l’Italia. Benissimo, direte voi. Prendiamo atto che la metà della Commissione sulla Ricerca Scientifica lasciata per competenza alle Regioni è composta da eccellenti funzionari degli Assessorati alla Sanità, e che le Regioni hanno privilegiato più la capacità manageriale e di oculata (per non dire taccagna) gestione delle risorse economiche, arte in cui probabilmente i funzionari che abbiamo nominato sono maestri, piuttosto che la competenza specifica e l’inventiva. Si potrebbe però obbiettare sommessamente che queste nomine sembrano fatte apposta per bloccare in utero qualsiasi progetto di ricerca che scarichi sulle Regioni il benché minimo onere finanziario. Rimane quindi l’altra metà della Commissione, quella nominata direttamente dal Ministro, in cui ci aspetteremmo a buon diritto di trovare, se non Rubbia o la Montalcini o Dulbecco, persone che hanno fatto della ricerca scientifica la loro ragione di vita. Non posso dire di essere rimasto totalmente deluso, perché indubbiamente i nomi di spicco ci sono (cito solo i primi nomi che mi vengono in mente, Lenzi, Baruzzi, la Colnaghi) ma ci sono anche nomi che sono molto più titolati nella gestione della cosa pubblica, come Bollero e Catananti, che non come topi di laboratorio. Tanto per chiarire il concetto, non riesco ad identificare in nessuno degli “eletti” un nome a cui si rivolgerebbero i telegiornali o i giornalisti specializzati per avere un autorevole commento su qualche risultato di ricerche d’avanguardia, ovviamente condotte all’estero. Magari lo faranno in futuro, ma proprio perché il Ministro li ha messi nella Commissione sulla Ricerca, e non viceversa.
Si conferma quindi il sospetto - che a questo punto diventa una quasi certezza- che questa Commissione abbia come scopo prevalente quello di centellinare con il contagocce le risorse economiche alla ricerca, arte in cui praticamente tutti quelli che abbiamo nominato sono da Premio Nobel, e non quello di stimolarla e accrescerla nel nostro Paese; e per “pilotare” le molto ipotetiche iniziative di ricerca della Commissione e le ancora più ipotetiche risorse finanziarie, che tale Commissione fosse in grado di raccogliere, nella direzione di ridurre il carico dei DRG: la ricerca del risparmio. È noto infatti che i progressi all’Arte Medica fanno spendere sempre più soldi: non sia mai! Che poi i malati traggano beneficio dai progressi della ricerca, non è previsto nella prossima Finanziaria.Perché tutto questo è così avvilente? Per centomila ragioni. In primo luogo, se si vuol mantenere la ricerca in Italia alle attuali dimensioni bonsai, non è necessario nominare una nuova Commissione, strombazzando la cosa a destra e a manca. Basta lasciare le cose come stanno, qualche imbecille che se la paga di tasca propria lo si trova sempre, qualche vituperatissima industria che scuce la lira pure. Secondo: era necessario fare una Commissione per dare una poltrona ed un gettone di presenza agli amici? Per amor di Dio, lorsignori faccino pure, non sarà la prima né l’ultima volta. Però sarebbe stato opportuno fare un piccolo sforzo di fantasia ed inventare una Commissione che si occupasse di qualcos’altro. Perché? Perché se poi qualche persona di buona volontà cercasse di mettere in movimento un organismo che veramente si occupasse non di “regolamentare” la Ricerca, ma di far venire la voglia di farla (sul serio!) a chi si occupa di salute, immediatamente si troverebbe per traverso sulla sua strada la sullodata Commissione. E, more italico, tutto si impantanerebbe. Terzo: letto e riletto attentamente l’elenco degli “eletti”, non riesco a trovare un solo nome con competenze specifiche in campo di Genetica molecolare. È ragionevole presumere che un Lenzi o una Colnaghi una certa familiarità con questa branca della Medicina ce l’abbiano, ma non credo che possano porsi al livello di un cultore specifico della specialità. Questa lacuna a mio avviso è gravissima, perché sono certo che il futuro della Medicina, in tutti i campi, passerà attraverso la Genetica Molecolare. Sono infatti certo che nessuna fondazione del mondo anglosassone, avente per scopo la ricerca medica, avrebbe fatto questo errore. Quarto: stiamo discutendo del sesso degli angeli? No. È dimostrato che una ricerca efficiente e produttiva è una risorsa economica fondamentale per il Paese che la possiede. Chi non ha petrolio o gas da esportare, può mettere sul mercato, e a carissimo prezzo, il suo know how. Per la Germania e l’Inghilterra le royalties sui brevetti della loro ricerca di base ed applicata arrivano quasi al 10% del valore delle esportazioni. Un Paese come il nostro, che di meningi ne ha da vendere (basta vedere i mille ed uno modi che ci siamo inventati per eludere le tasse), potrebbe vivere benissimo di solo know how e turismo. Lo dice la Ministra stessa, nella sua presentazione della’idea: “Lo sviluppo della ricerca biomedica è una priorità del Governo, perché investire in ricerca vuol dire investire nello sviluppo del Paese”.Parturiunt montes. Avvilimento finale. Nel documento di supporto all’insediamento di questa Commissione, i termini “peer review”, impact factor, e competenze documentate si sprecano. Le enunciazioni di principio sono però contraddette, come abbiamo visto, dalla loro attuazione pratica, cioè dalla scelta di chi dovrà occuparsi del funzionamento quotidiano di questo importante organismo. Ribadito che la maggior parte dei nomi scelti sembrano più adatti a far parte di una Commissione sulla razionalizzazione della spesa sanitaria, che di una Commissione sulla Ricerca in campo medico, resta quindi il rammarico non solo dell’ennesima occasione perduta, ma di dover constatare che ormai a livello governativo si è rinunciato totalmente a migliorare il futuro della Nazione, snaturando e deviando energie e risorse verso la gestione del quotidiano. Come dire, tirare il collo alla gallina per mangiare oggi e rinunciare ad un uovo al giorno per gli anni a venire.